Sean Combs non sarebbe mai arrivato dove è adesso se non avesse avuto un cervello fino per gli affari e un orecchio sintonizzato sulle frequenze del futuro: produttore, rapper, attore, fashion designer, personaggio televisivo passato da Harlem alle luci sfavillanti del jet-set. Se non ha ancora fondato una religione è perché il suo commercialista gli ha spiegato cifre alla mano che attualmente il settore è in fase calante. L'ideo-na corrente è un album sotto il marchio (geniale) Dirty Money: R&B inzuppato in un cocktail a base di italo-disco, balearic-sound, roba '80-'90 in cui sguazzano rime ora morbide, ora affilate come un rasoio. L'America nera incontra l'Europa in un'inedita fusione di stili. Diddy chiama la pantera Grace Jones, piazza davanti al microfono Justin Timberlake, Bilal, Lil Wayne, Chris Brown, evoca ancora una volta il fantasma dell'amico Notorious B.I.G. assassinato a L.A. nel 1997. In Coming home fa suo un pezzo inciso in origine da J. Cole. Parla d'amore in un concept che comincia con l'intro in cui il padrone di casa spiega l'argomento: amore a prima vista, con tanto di gioie e dolori. E vince, inutile dirlo: se un disco fa muovere il culo con pezzi come Hello good morning o Ass on the floor non puoi che applaudire fino a spellarti le mani.
Nino G. D'Atti



