Registrato fra Torino e Bologna, il debutto dei Did si getta a capofitto in un magma di scosse telluriche da dancefloor. Se l’iniziale Hello Hello è techno-post-punk senza orpelli, la successiva Time for Shopping riporta alla mente il primi passi dei conterranei Subsonica, anche se qui si canta in inglese. Lo stesso vale per il terzo brano, che continua a spingere in direzione di un post-punk elettronico sempre più orientato verso la canzone pop. Another Pusher Blues frena la corsa per una riflessione meno rocambolesca, sempre però sullo slancio di synth minacciosi che ricordano i Liars o i TransAM che furono. Molti brani hanno l’appeal punk-electro-pop che ha tutte le potenzialità per sfoderare ottimi singoli come Ask U2, dalle strofe biascicate in classico british-style, oppure Sex Sometimes, sussurrata fino al semi-ritornello. Purtroppo però suona tutto molto prevedibile e non si abbandona mai la rigida struttura di brani costruiti su tre note. Il disco scorre abbastanza fluido e non annoia, ma l’hit trascinante non arriva e si attende un futuro più maturo e carico di emozioni.
Tobia D’Onofrio




