Mettiamola così: il disco è bello, ha un suono molto americano, molto ben curato, si arriva alla fine e lo si rimette daccapo, e poi ancora. Alcuni brani sono pieni di uno swing che fa tremare le ginocchia e Dee Dee è ovunque divina. La sua voce è in piena forma, bella, appassionata, vibrante. I musicisti sono strepitosi, di quelli che, come spesso si dice, non hanno bisogno di presentazioni (Edsel Gomez, al piano, che ha anche curato tutti gli arrangiamenti; Lewis Nash alla batteria; Christian McBride al contrabbasso, e James Carter a sax, clarinetto e flauto). Non è un disco di standard, né un tribute-album. È, a tutti gli effetti, un disco di Dee Dee Bridgewater, la cui personalità straripante copre e riveste di sé un repertorio di assolute meraviglie come Lady Sings The Blues, All Of Me, You've Changed, Don't Explain, Fine And Mellow. Brani infiniti con cui non si può semplicemente entrare in contatto, ma che si devono "possedere". E proprio di possessione ha spesso parlato Dee Dee raccontando il suo rapporto con Billie Holiday, che già venticinque anni fa aveva omaggiato a teatro. Il punto è che qui l'omaggio si riduce a mero repertorio, perché di Lady Day sembra mancare tutto. C'è l'anima di Dee Dee, ed è grandiosa. Ma è solo lì che è rimasta Billie.
Lori Albanese




