Non sono un grande intenditore di musica popolare e di quella salentina in particolare. Credo che molti gruppi e musicisti abbiamo "cavalcato l'onda" senza apportare nulla di nuovo (e neanche di vecchio) allo studio, alla riscoperta e alla riproposizione della pizzica e della taranta. Premessa indispensabile per apprezzare, invece, il lavoro svolto da Claudio Cavallo Giagnotti e dai Mascarimirì. Oltre dieci anni di carriera e di musica che amano definire punk dub tarantolato. Cavallo è un nomade, ha origini rom, e dalla sua Muro Leccese propone musica che parte dal Salento ma viaggia lontano. La sua nuova creatura è Gitanistan, che non è solo un cd ma un progetto molto ampio che va avanti da un paio di anni e che ci consegna un affascinante cammino tra le musiche da danza del Mediterraneo che hanno subito influenze Rom. "Gitanistan è un disco "tradizionale", precisano i Mascarimirì, "nel senso che noi diamo al termine, capace, cioè, di parlare con gli strumenti tradizionali di oggi, come il computer, i distorsori e le effettistiche, perché qui la Tradizione è viva e ci permette ogni giorno di assaporare i suoni e i colori di una terra forte ed unica come il Salento". Diciassette brani tra pizzica, suoni andalusi, strumenti occitani, tammurriate, falmenco, fanfare balcaniche che vedono l'incontro tra i Mascarimirì e numerosi artisti come Nux Vomica, Dje Baleti "Gigi D Nissa" Spina, Manu Theron, Arnaud Fromont dei "D'aqui Dub", Sam Karpienia, Jagdish Kinnoo, Anna Cinzia Villani e molti altri. Un disco da ascoltare per entrare in questo paese, Gitanistan, che vuole "più razze, più colori". C'è un Salento che ha paura e fa la caccia al diverso, c'è un Salento che accoglie e si mescola, almeno in musica (pila).



