Ecco, finalmente, il terzo album dei Church Of Misery, una delle cult-band più seguite del nuovo millennio. Provengono dal Giappone, hanno per anni lavorato nell'underground più profondo ed hanno, finalmente, un proprio disco effettivamente distribuito grazie all'etichetta inglese Rise Above. Sono immersi, fino al collo, negli anni '70 (si noti anche nel titolo una chiara allusione zeppeliniana) e tuttavia, dovendone descrivere la proposta, è quasi d'obbligo tirare in ballo certe sonorità "valvolari", legate al doom metal, ovvero al suono dei primissimi Black Sabbath, quelli del periodo Osbourne, per intenderci. Certe vie si percorrono solo in un senso ed i Church Of Misery non si fermano certo a metà percorso. Se da un lato si nota, quindi, una certa immobilità compositiva, dall'altro non si può non notare che un disco come questo rappresenti, senza dubbio, la risposta a tutte le preghiere di ogni sincero appassionato del genere, perché è concepito con un trasporto fuori dal comune e con sincera passione al punto che, quando una band sa fare così bene il suo mestiere, sembrerebbe quasi di fargli un torto chiedendogli di evolvere verso qualcosa di diverso.
Camillo Fasulo




