Con il suo ukulele Christine non ci racconta di assolate spiagge esotiche ma dei sogni più scuri dell'inverno svedese. Ci ipnotizza come i carillon d'altri tempi cullandoci al suono di archi dal rintocco tetro. Da sola manipola il suono delle sue ballate, moltiplica la voce, campiona, si appoggia su drone, fa del rumore un tappeto. È così che il suo folk assume forme nuove, si fa elettronica low-fi, blues dannato, trip hop, senza mai eccedere nel scomposizione della forma canzone e mantenendo, anche nei momenti più lancinanti, un volume e un tono che una stanza puo' contenere. Anche quando a suonare è l'essenziale (‘Sinners') Christine riesce a emozionare, e questo è talento puro.
Osvaldo Piliego (da Rockerilla)



