Se Brad Mehldau avesse mai mancato un colpo, nella sua ormai ventennale carriera, con questo disco si rimetterebbe in pari e poi chiuderebbe la partita, senza sforzo e senza vedere avversari. Perché il doppio "Highway Rider", arrivato otto anni dopo il suo primo lavoro orchestrale, Largo, di nuovo al fianco di un grande produttore come Jon Brion (lo stesso che stava dietro a Elliott Smith, e poi a Fiona Apple, Rufus Wainwright, e a cui si devono le colonne sonore dei film di Michel Gondry, Charlie Kaufman, Paul Thomas Anderson), è un lavoro di singolare bellezza, fatto di melodie insolite e insistenti, di arrangiamenti raffinati, di composizioni perfette che trasudano le molteplici ispirazioni classiche, jazz, rock, pop che hanno guidato il pianista americano nella scrittura e nell'orchestrazione. Registrato in presa diretta negli Ocean Way Studios di Los Angeles, l'album snocciola le performance del trio di Mehladu, con i solidi Larry Grenadier al contrabbasso e Jeff Ballard alla batteria, allargandosi poi al magnifico sassofonista Joshua Redman, a un altro nome enorme delle bacchette, Matt Chamberlain (già coi Pearl Jam e poi al fianco di Tori Amos, Morrissey, David Bowie, Peter Gabriel e via così), e all'orchestra diretta da Dan Coleman. Gran disco. Finalmente.
Lori Albanese




