Quinto album per i californiani, che tornano in groppa al loro hard-blues psichedelico decisi a sfondare gli amplificatori. Tralasciando il registro acustico dell'album Howl (qui ripreso solo in un paio di brani), i BRMC restano ancora una volta fedeli alla tradizione che porta dai Velvet Underground, ai Jesus and Mary Chain, fino ad arrivare a Ride e White Stripes. Acidi, ossessivi (River Styx ricorda Alice In Chains), persi in una nebbia a grana grossa che stordisce (Aya). Unica pecca dell'album, forse, l'assenza di volontà di trascendere la formula, penetrando in territori inesplorati.
Tobia D'Onofrio




