Il Salento contadino, quello dei canti e degli incanti, di faticose zappate e di momenti di festa, di poesia semplice ed essenziale, come la vita di allora, di una quotidianità dura e spesso amara, come il lavoro nei campi. “Se lo canta e se lo suona” proprio tutto il suo amore per “quella terra” Antonio Castrignanò, che di quella terra è “ambasciatore e servitore orgoglioso”. Lo definisce così Mauro Pagani nella presentazione di Mara la Fatìa, il nuovo disco di Castrignanò in uscita per Felmay (e distribuito anche in Francia e Germania). Il secondo lavoro (dopo la colonna sonora di Nuovomondo) del tamburellista e cantore salentino che racchiude “canti, cunti e migrazioni” di una terra che conosce bene, che ama da sempre, con il suo passato di fascino e contraddizioni, di suoni e poesia che Castrignanò rispetta e coltiva. Invitando a fare altrettanto. È così che le 11 tracce del cd, tanto i brani riproposti e riarrangiati quanto quelli originali, diventano solchi profondissimi sul percorso della sua memoria. Denominatore comune di queste sue storie sono il lavoro e la notte, chiamati quasi a rappresentare il tempo e lo spazio che intrecciandosi, aprono quegli scenari e spaccati di vita quotidiana, tanto cari al musicista, dai quali emergono sogni, amori, umori e speranze, ma anche fatiche di “gente abituata a cantare la terra”. (da.qua)



