In principio c’era un cono gelato, quello della copertina del disco, che cadendo(ci) di mano non toccò terra ma prese una forma nuova e diventò ‘coneta’. Con questa storiella semplice semplice gli Amari spiegano da cosa nasce il loro ultimo lavoro. Poweri parte da considerazioni sugli ultimi tempi nella penisola, da quel senso di perdita che diventa mutamento che diventa continua dinamica. Oppure no. Magari la storiella non vuol dire nulla e gli Amari ci stanno di nuovo prendendo in giro bonariamente. Però resta il disco, più vario e sempre efficace rispetto al precedente Scimmie d’Amore (2007). Ci sono pezzi che dopo pochi ascolti già ti ritrovi a canticchiare come Cronaca Vera e Dovresti Dormire. Poi quattro pezzi in inglese che se non sapessi che loro vengono da Udine magari sembrerebbero di qualche band elettro-qualcosa delle parti di NY. Il valore aggiunto degli Amari è di essere riusciti a evadere dai generi predefiniti e di avere un seguito molto eterogeneo. Con quel modo sempre un po’ giocoso e cialtrone che nasconde però un’attitudine tutta loro, quel ‘pop sbagliato’ che coltiva la Riotmaker da una decina d’anni. Insomma, assaggiate il cono e gustatevelo.
Marco Chiffi




