WU MING 4

Le guerre quando terminano in realtà non si concludono. Mai. Soprattutto quando alla Storia segue Argomentazione, che è spesso male, perché molto annoda per il gusto becero del groviglio post-qualcosa, e pochissimo risolve. Anzi, nulla. Di contro, agisce e scioglie per davvero Narrativa, che anima la scrittura ed elabora il trauma, e che supera i simulacri del sistema per recuperare la capacità di stare ancora nel presente. Al di là di simboli e suggelli ben orchestrati, essa consente di rintracciare quel qui e ora, che l’emergenza di un evento de-finito smarrisce per intenzione; di abbattere la prigione del mito, che edifica le sbarre degli stereotipi collettivi; di accompagnare le identità del tempo, in movimento continuo nonostante il prima; di negare la faciloneria della contestualizzazione, per allevare così la libertà della memoria; di afferrare, con coscienza, che un orrore passato che non doveva accadere più si sta facendo contemporaneo, o già si è fatto, perché non lo si è davvero ricordato. Al pari di una disciplina sottile, quindi, essa interviene sui blocchi, indaga gli intrecci, analizza i meccanismi, dell’uomo calato nelle “civiltà”. Nella complessità di un percorso di svelamento, incontra la sofferenza del guardare in faccia il dolore intimo e sociale che è stato, per accudirlo nella testa pesante e pensante di chi poi scriverà. Solo allora, con un racconto in più, ci sarà un inganno in meno, e tanta consapevolezza finalmente fatta.
Stella del mattino: mazza ferrata, arma medievale dotata di aculei e impugnatura.
Oxford, fine della Prima Guerra Mondiale. Lewis, Graves, Tolkien fanno i conti, da reduci e nelle aule d’Università, con il massacro epocale, l’immane conflitto, la tragedia senza eguali. Le coscienze ormai son stati modificati senza uso di sostanza, e i giorni e le notti e ancora i giorni sono un continuo di allucinazioni, incubi, visioni. Tutti hanno perso qualcuno, e hanno serrate negli occhi le immagini cruente e indicibili, e nelle orecchie i suoni atroci e insostenibili. Il fronte ha inviso il corpo e invaso l’anima. L’orrore è ancora. Nella calma apparente di un’Accademia dolorante, giunge Lawrence d’Arabia il leggendario, ispiratore di rivolte, per raccogliere le sue imprese in un memoriale-custodia. Le esistenze dei tre, sopravvissuti alla Grande Guerra e futuri narratori, sono coinvolte da quel momento nell’incontro-scontro con l’eroe ritornato, personaggio dai mille e più paradossi e dall’ identità imprendibile ed enigmatica. Di lui, credono di poter indagare il mito, chiarendone gli equivoci e illuminandone le ambiguità. Dimenticando, però, che sono stati salvati fisicamente dall’evento bellico, e sono stati sommersi interiormente dallo stesso, e che la sopravvivenza concreta è ancora condizione distante. Il continuare a vivere ha forma di scrittura e destino di soluzione, e non può passare per una figura frugata senza limiti, ma per un personaggio osservato con flagello su di sé. E lo osservano i tre, e con dovizia, ed è qui che la trama si fa gioco di potente interpretazione e Wu Ming 4, da analista fine e aguzzino, scandaglia sogni e pulsioni di ognuno alla ricerca del fantasma non solo privato da confessare. Sia esso una doppia vita, o un’indifferenza intollerabile, o un delirio mortificante, lo spettro insidioso va isolato e restituito, al tempo e alla situazione che lo ha prodotto con progetto. Così, su basi storiche evidenti e indiscutibili, la mazza ferrata della penna tortura i sensi di colpa e i punti di vista dei protagonisti, le paranoie e le manie dell’esperienza, gli assilli e i tarli dell’esistenza. Romanzando, certo, o meglio ancora ipotizzando, facendo cioè esercizio di fantasia sottile e attenta. Per consegnare una storia verosimile come poche, da studiare e comparare con i tempi recenti, attuali e soprattutto possibili. Il riconoscimento del contemporaneo passa per una stella del mattino, per le sue punte sulla pelle, per le sue spine nell’anima.
Stefania Ricchiuto

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