Sono troppo poche, 53 pagine, perché si gridi al ritorno di Valeria Parrella alla narrativa. L’autrice degli acclamati racconti di Mosca più balena e Per grazie ricevuta (Minimum fax) – con Il verdetto sceglie il teatro. Un atto unico per la regia di Mario Martone, messo in scena al teatro stabile Mercadante di Napoli. Una sola voce, di donna, affidata a Cristina Donadio, con il controcanto di Antonio Buonomo.
Parrella trasporta nel presente della camorra napoletana un mito che l’umanità ha collaudato nei secoli: la gelosia di Clitemnestra nei confronti di Cassandra, compagna di suo marito Agamennone. Tragedia di giovane moglie borghese che sposa un malavitoso, ma anche tragedia di madre, costretta a sacrificare la figlia Ifigenia per l’ascesa al potere del marito. Tragedia di gelosia, che annebbia il cervello e chiede vendetta, e pretende sangue. Quello di Agamennone, che Clitemnestra non riesce a distinguere dal suo.
La storia, intensa come il mito greco su cui si costruisce, perde gran parte della sua forza per chi non ha avuto la fortuna di vederla rappresentata sulle assi del palcoscenico e si deve accontentare della pagina. La parola è esclusivamente dominata dalla donna, che non cerca la comprensione dalla giuria che emetterà il verdetto: inutile, per un delitto che muove dall’istinto. Che risponde solo alle più remote esigenze della natura umana. Sempre presenti, per quanto ci si affanna ad ignorarle.
Anna Puricella



