Tre curatori eccellenti per questo saggio, noti agli ambienti bolognesi e non solo, tutti redattori di Banlieus e Frame: Tommaso De Lorenzis, Valerio Guizzardi, Massimiliano Mita fanno movimento anche in questo finissimo lavoro, fondendo destrezza narrativa e disciplina d’indagine, e addentrandosi con minuzia quasi esegetica tra titoli incendiari e satire inclementi. Restituiscono così alla rielaborazione collettiva una rivista criticamente eversiva, rendendo tutta la dispettosa innovazione di Rosso, che tra il 1973 e il 1979 superò il costume, umiliò la consuetudine, sbaragliò la tradizione con le sue pagine operaiste e differenti. Oltre la fabbrica e l’ ”operaio massa”, Rosso si spinse alla ricerca di altre mappature possibili, in pellegrinaggio inferocito verso un soggetto nuovo e diffuso, verso un orizzonte differente e più espanso che “s’innerva sul territorio, sguscia nel terziario e sussume la società”. Di questo vien resa ora doverosa memoria. Tra questioni femminili e liberazioni culturali, urgenze studentesche e istanze omosessuali, le cronache brevi si alternano agli stralci di rivista ben indovinati, mentre le date fedeli incorniciano le incursioni temporali in un altrove che diventa sempre di più lo spazio dell’oggi. Così, si vivificano le eredità di una stagione interrotta ma non per questa esaurita, che rintraccia nel terreno uniformato della società “veltrusconiana” altre improrogabili analisi.
Stefania Ricchiuto



