TERRY RICHARDSON

TERRY RICHARDSON
C’è l’uomo che esibisce il grosso pacco infilato in un paio di slip bianchi che sulla fascia elastica recano la scritta “Papi”. C’è l’ormai celebre scambio di effusioni tra Batman e Robin, poi ritratti di stelle del cinema mainstream e hardcore (l’incantevole Sasha Grey, ad esempio), primi e primissimi piani di organi genitali maschili e femminili, ironici autoritratti (ovvero ciò che l’autore scopre di sé e su se stesso fotografandosi), animali, anziani naturisti, scorci d’America, oggetti di uso comune (assorbenti, tazze del cesso), baci focosi, pompini e cumshots. È un mondo folle, e in quanto tale dobbiamo smascherarlo, soprattutto quando la follia è malcelata da infiniti strati di ipocrisia. La Taschen ha rimesso in circolazione (tra l’altro a prezzo più che appetibile) il grande volume monografico con il meglio di Terry Richardson. Si trova nella collana “25th Anniversary” e già solo a sfogliarlo rapidamente rivela la sua appartenenza alla sfera dei grandi romanzi per immagini. Senza filtri, esattamente come ci presentiamo la mattina davanti allo specchio, oppure al cospetto di un amante con tutte le carte in regola per accogliere i nostri pensieri più segreti al netto dei rumori di fondo. Il baffuto e tatuato figlio del fotografo Bob Richardson ha fatto soldi a palate lavorando per le principali holding della moda, ha immortalato Barack Obama durante la corsa alle primarie, firmerà il calendario Pirelli 2010. E continua a seminare scandalo con le sue mostre vietate ai minori, attraverso le copertine per riviste di fama planetaria (Vogue, The Face, GQ, Harper´s Bazaar), con una visione personale che oggi ha assunto lo status di marchio di fabbrica. Ingredienti base: narcisismo, sarcasmo, spiccata tendenza a superare i limiti della decenza. Dal porno, Richardson mutua lo stile gonzo di orientamento amatoriale: le facce, i corpi, non hanno trucco; le scenografie in interni e in esterni non presentano addobbi glamour in una rinuncia della perfezione formale che diventa potente poetica dell’immediatezza. Frase celebre del ragazzaccio: “Qualcuno deve forzare i limiti di quello che è rassicurante ma privo di fantasia”.
Nino G. D’Attis

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