Da Basildon, grigia città dell’Essex meridionale, al firmamento dei grandi stadi, dei milioni di dischi venduti in tutto il mondo, dell’influenza esercitata su una lunga schiera di artisti emersi dopo gli anni ’80 (Nine Inch Nails e Smashing Pumpkins in testa). Passando inevitabilmente per la strada dell’eccesso, la storia dei Depeche Mode è tutta in crescendo, come dimostra il recente exploit di Playing the angel (disco e tour). Complici il matrimonio artistico con la Mute Records di Daniel Miller, le collaborazioni con produttori illuminati come Flood, Tim Simenon, Ben Hillier, le invenzioni visuali di Anton Corbijn, l’apporto degli ex membri Vince Clarke ed Alan Wilder. Cifre significative: 26 anni, 11 album in studio, una serie di singoli indimenticabili (51 in tutto), l’energia live immutata dal tempo, dagli stravizi, dagli acciacchi dell’età. Steve Malins, già autore di volumi biografici dedicati a Duran Duran, Paul Weller, Gary Numan e Radiohead esplora l’universo pubblico e privato della band inglese dagli esordi ai giorni nostri. Il risultato è un libro eccitante che ha il merito di rivolgersi non solo ai fans più ortodossi ma a tutti gli appassionati di musica in generale. Salite sulla ruota panoramica e allacciate le cinture.



