Il 2010 per lo scrittore barese Nicola Lagioia è stato l’anno della definitiva consacrazione, ottenuta grazie alla vittoria del Premio Viareggio con il suo terzo romanzo, Riportando tutto a casa (Einaudi), libro ambientato negli anni Ottanta che, come lui stesso rivela «sono stati gli anni dell’ultimo mutamento antropologico dell’italiano medio, anni che hanno fatto da apripista a quelli odierni: noi siamo i figli di quel periodo dove pare che nulla sia successo, eppure il fare soldi a ogni costo, l’avvento delle tv private. Ed ecco che in un batter di ciglia si è arrivati allo sfacelo dei nostri giorni!”. È stato l’anno della ripubblicazione del suo esordio Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (Minimum Fax) e, infine, l’anno della pubblicazione di un libretto leggero, dal titolo Fine della violenza, edito dalla casa editrice palermitana :duepunti, nella collana Zoo- scritture animali, curata da Dario Voltolini e Giorgio Vasta. In questo libro Lagioia dà vita ad una sorta di atipica favoletta di Natale. Il protagonista è un ragazzino violento e difficile che viene addomesticato da un gatto che entra nella sua vita all’improvviso e la cambia. L’animale compie il miracolo e riesce a calmare questo teppistello. La storia è ambientata a Roma, e si comprende che la violenza del ragazzino è indotta, visto che vive nella zona vicino allo scalo di San Lorenzo, dove c’è una sopraelevata che passa a un metro e mezzo dai palazzi. Dicono che la chiuderanno, ma poi non lo fanno mai.
Rossano Astremo



