Nick Laird è nato 32 anni fa nell’Irlanda del Nord. Ha studiato in Inghilterra, dove ha intrapreso la carriera promettente di avvocato, ma dopo il matrimonio con Zadie Smith, autrice-fenomeno di Denti bianchi e Della bellezza, ha avvertito l’urgenza misteriosa di rivolgere il proprio talento verso altre risorse, pur mantenendo come punto fermo l’interesse verso tutto ciò che è legge. Indagando il rapporto sibillino tra l’uomo e la giustizia, e analizzando la relazione stravagante che viene a stabilirsi tra la colpa effettiva, presunta, o falsa e la conseguenza della pena, ha scoperto così la sua tensione verso il narrare, e nello specifico il narrare di giurisprudenza. Trasferitosi a Roma per scelta - perché città capace di tradurre l’intenzione di scrittura in mestiere - ha dato corpo al sentimento dello scrivere con questo suo esordio in narrativa, pluripremiato in patria e rintracciato e sostenuto dall’attenta casa editrice capitolina. Il protagonista di questa opera prima è a perfetta immagine e somiglianza dello stesso autore. Danny , infatti, è un giovane avvocato specializzato in arbitrati internazionali,e lavora presso un prestigioso studio legale londinese che gli garantisce una rassicurante esistenza stereotipata, con casa elegante, stipendio notevole, vita sociale raffinata.
Arrivato nella Londra delle sicurezze esistenziali direttamente dall’Ulster delle incertezze croniche, Danny intrattiene con la sua terra d’origine un rapporto indifferente, fatto di memorie fastidiose e turbolenze mal gestite, buttate – così crede - ormai alle spalle. Evitare l’inevitabile, però, non fa altro che annullare le distanze, e proprio dalla rifiutata provincia nord-irlandese giunge d’improvviso l’amico d’infanzia Geordie, piccolo spacciatore dedito anche alla truffa, che stavolta ha ingannato gente difficile e molto pericolosa, legata al terrorismo unionista. Cinque giorni di frenesia totale attendono i due compagni ritrovati, tra dossier ingarbugliati sulle vicende passate dell’Ira e studi improbabili sullo stato di salute di un’azienda da rilevare, e intanto la birra scorre a fiumi, e così le donne, e così l’ironia. L’indagine rivolta verso cose e situazioni – per quanto briosa e d’azione - diventa subito un esame dell’anima, e al processo delle intenzioni si incontrano e si scontrano le due facce di una medaglia comune: Danny ha scelto di andar via dall’Irlanda, di studiare nell’Inghilterra “amica-nemica”, di diventare ricco e importante nella Londra che troppo facilmente spiana la strada ai figli dei Celti; Geordie invece l’Irlanda ha voluto non tradirla, rifiutando scelte facili e opportuniste, e orientandosi verso quegli imbrogli che soli consentono ad una terra maltrattata ed al suo popolo di esistere e resistere. Romanzo sul senso della fedeltà a dei valori, La banda delle casse da morto riporta alla ribalta un immane problema politico da tempo messo da parte, ma non certo risolto. Lo fa con la struttura del noir divertente, e con una scrittura spiazzante e veloce. Rendendo magistralmente l’indissolubile legame tra l’intimità di una vita e le grandi questioni sociali.
Stefania Ricchiuto



