
Se un bunker e un rapimento erano protagonisti di Io non ho paura, una cantina e una fuga sono al centro di Io e te. Niccolò Ammaniti, abbandona lo stile grottesco del precedente Che la festa cominci, e propone in poco più di cento pagine un’intensa storia che riflette sull’adolescenza, sulla solitudine, sulla difficoltà di relazione, sulla paura di essere accettati, sulle nuove famiglie italiane. Lorenzo, il personaggio quattordicenne un po’ timido e con difficoltà a relazionarsi con i suoi coetanei, racconta alla madre una bugia dalla quale non riesce più ad uscire. Un gruppo di suoi compagni di scuola l’hanno invitato in montagna per la settimana bianca. Il ragazzo si prepara di tutto punto (tuta, scarponi e sci) e si fa accompagnare dalla madre all’appuntamento per la partenza. Invece di partire, però, ritorna di nascosto a casa e qui si rinchiude nella cantina, allestita con vettovaglie e giochi vari, per la sua vacanza in fondo al palazzo. Ma la sua solitudine viene disturbata da Olivia, la sua sorellastra che in cerca di cose in cantina si imbatte nella fuga sotterranea del ragazzo. Con il suo linguaggio semplice e diretto Ammaniti ha il grande dono di raccontare pochi giorni di due vite difficili intrise di dubbi e sentimenti, di diffidenze e di coraggio. Un’adolescenza raccontata in maniera molto diversa da quella patinata dei film generazionali dei giorni nostri. Nessun lucchetto da attaccare su Ponte Milvio, nessun figo da pedinare per un romanzo che si legge tutto d’un fiato e ci lascia con l’amaro in bocca. (pila)



