Prima di "Nevermind"(1991) nessuno lo avrebbe detto, prima dell'esplosione di Kurt Cobain come una supernova nel firmamento delle rockstar, prima che qualcuno si inventasse la parola Grunge. Prima di tutto questo Michael Lavine immortalò una Seattle nascente. La stessa città che ritrovò cambiata, vittima della sua stessa iconoclastia, un modo di vivere e di apparire che divenne improvvisamente il nuovo glamour. La stessa Seattle che prima era un confusionario vortice punk e con gli anni divenne la patria di una scena, la madre di un genere. Con le sue immagini in bianco e nero di scuola Magnum e dal taglio realista Lavine riesce a trasmettere da una parte il carattere di una città (attraverso i suoi scorci urbani e i ritratti rubati alla vita comune), dall'altro una mappatura precisa della realtà musicale di quegli anni (Sonic Youth, Soundgarden, The Breeders, Pearl Jam, Mudhoney...).
Osvaldo Piliego



