LUCA RICCI

La definizione migliore per catalogare "Come scrivere un best seller in 57 giorni", nuovo libro dello scrittore pisano Luca Ricci, l’ha data Emilio Marrese, giornalista del Venerdì di Repubblica. Siamo in presenza di un romanzo-pamphlet. Romanzo perché racconta una storia, che presenta un inizio, uno sviluppo ed una fine. Pamphlet perché tutta la storia è a sostegno di un’argomentazione d’ampio respiro, nel caso specifico un puntellato attacco nei confronti della mercificazione dell’oggetto libro, sempre più vittima dei numeri e non dei contenuti. In sintesi la storia: quattro blatte (John, Paul, George e Ringo, inutile dire chi ricordano questi nomi) decidono di salvare le finanze del padrone della casa sotto sfratto dove abitano, uno scrittore sfigato senza una lira bucata, sostituendosi a lui alla tastiera per scrivere un romanzo con tutti gli ingredienti necessari a scalare le classifiche di vendita. Perché, sostengono gli scarafaggi, “oggigiorno si riproduce sempre la stessa opera, gli editori pubblicano sempre lo stesso libro”. Come scrivere un best seller in 57 giorni mette in scena lo scontro tra letteratura come impegno etico e letteratura come prodotto tecnico, riproducibile, di consumo. Ricci, alla ribalta della scena editoriale italiana grazie ai due libri einaudiani L’amore e altre forme d’odio e La persecuzione del rigorista, se la prende non solo con il sistema editoriale, ma anche con i suoi stessi colleghi, i quali dimenticano di scrivere per i lettori, poiché succubi del loro pubblico. Il bestseller non è più una categoria di mercato, bensì un genere. Gli ingredienti di successo incidono sulla creatività, e in certi casi è più importante saper pianificare che saper scrivere. La pietra scagliata da Ricci contro il mainstream editoriale sarà di certo fagocitato dallo stesso senza lasciare tracce. È troppo radicato il binomio libro-mercato per riuscire ad invertire la rotta. Gli editori, in fondo, sono degli imprenditori e se, pur di incrementare le proprie rendicontazioni annuali sono costretti a pubblicare volumi che il compianto Vittorini mai avrebbe preso in considerazione diari d’adolescenti erotizzate o cupe storie vampiresche. Erano altri tempi, appunto. A noi toccano in sorte questi. Che Ricci si rassegni!
Rossano Astremo

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