Inutile negare la mia totale dipendenza dai mille rivoli linguistici e stilistici di questo autore bolognese. Gianluca Morozzi, dal suo esordio nel 2001 ad oggi, saltellando tra Fernandel, Manni, Castelvecchi e Guanda, prosegue il suo percorso letterario tra ilarità, calcio, fumetti, super eroi, musica e noir. La sua ultima creatura, Cicatrici, fa parte della sua produzione più “seria”, un progressive noir lo ha definito lo stesso Morozzi per contrapporsi alla lunga polemica sulla nascita del post noir. La storia parte dall’Irlanda e da una strage in famiglia, per poi trasferirsi nel Nord Italia dove un grigio e solitario tipografo, Nemo Quegg, che vive una vita assolutamente anonima, dorme di giorno e stampa di notte, si innamora sull’autobus di Felice, una ragazza carina che inizia la sua giornata lavorativa mentre Nemo la chiude. Da quell’incontro fatale in poi si intrecciano una serie di storie che porteranno il tipografo a commettere un brutale omicidio. Il romanzo è il racconto in prima persona di Nemo, dei fatti e delle vicende che hanno scatenato il suo gesto. Un omicidio che chiude il cerchio in maniera inaspettata su una storia intrisa di colpi di scena, riferimenti musicali e nozioni religiose. Non si può svelare molto altro per non rovinare la festa della lettura a chi si trova tra le mani questo romanzo. Morozzi si conferma uno dei più poliedrici scrittori della scena italiana. E non si ferma mai. È già pronto il suo prossimo noir Stanotte muoio, il primo con un io narrante femminile. (pila)



