A Kurt Schwitters, uno dei maestri delle avanguardie storiche del Novecento, è dedicata l’ultima monografia di “Riga”, la collana diretta da Elio Grazioli e Marco Belpoliti per le edizioni Marcos y Marcos. Il bel volume contiene alcuni testi autografi dell’artista tedesco, tradotti in italiano per la prima volta, come la descrizione della “macchina raddadista”, capace di trasformare qualsiasi capitalista in un “anti-borghesuccio”; oppure come il brano del 1924 che spiega le potenzialità della “poesia consequenziale”, fatta di lettere anziché di parole. Seguono le testimonianze degli amici “dada”: Hans Arp, Tristan Tzara e Hans Richter delinea-no il profilo di un genio difficilmente classificabile. Numerosi gli approfondimenti e i saggi, dove compaiono, tra le altre, le firme dello stesso Grazioli, di Isabelle Ewig e di Hanne Bergius. “Gridare con la spazzatura” per combattere una lotta pacifica contro le perversioni di una società opulenta: questo il fondamento della poetica di Schwitters, la cui opera più rappresentativa, il Merzbau, è andata distrutta sotto i bombardamenti di Hannover nel 1943. L’imponente assemblaggio di materiali di recupero e di oggetti “banali” (biglietti usati del tram, ritagli di giornale, mozziconi di sigarette) era il frutto di anni di lavoro e aveva riempito un appartamento intero, fino a sfondarne le fine-stre. Sullo sfondo, i rapporti tra il pensiero di Schwitters e il Dada berlinese, l’importanza della comunicazione, il dibattito sul ruolo sociale e politico dell’arte. Poeta visivo e sonoro (con la sua “Ursonate”, la sonata primordiale), ma anche grafico pubblicitario, Schwitters aveva il dono di una crea-tività “totale”, rivoluzionaria quanto libera. “L’arte è ai miei occhi troppo preziosa, perché me ne serva come di un semplice strumento”, affermava il genio sregolato originario di Hannover, che “ritagliò una sillaba da una parola e su di essa basò il suo sistema: Merz”. Il volume si chiude con gli omaggi a Schwitters di alcuni artisti: Luca Vitone con “Opificio biografico”, “Andare verso le cose” di Luca Scarabelli e “Nero su bianco” del gruppo Warburghiana.
Alessandra Guareschi



