C’è una Genova che non deve essere messa da parte, nonostante il tempo sia bravo a relegare ciò che conta nei cantucci della Storia, ed è la Genova del luglio 2001. Quella, per intenderci, della “costante violazione delle libertà fondamentali”, quella in cui lo “stato di eccezione” mortificò i più elementari diritti, quella in cui il senso umano della democrazia conobbe la sua mattanza più sottile. Anche in quel teatro aguzzino, come in qualunque terreno horror-politico, le vicende collettive si incrociarono con quelle singolari, e per qualcuno in maniera più carnefice: per Haidi Gaggio in Giuliani, per esempio, accadde in modo straziante. Da madre di ragazzo vivente, si ritrovò il 20 luglio di quell’anno madre di figlio assassinato, quindi in una condizione di maternità innaturale, illogica, per l’appunto inconcepibile per chiunque abbia messo al mondo una creatura. “Dopo, sono stata scaraventata in un’altra vita. E allora è stato un andare brancolando, anche un po’ spintonata di qua e di là dagli eventi. È stato un andare, inizialmente, in cerca di Carlo. In cerca del perché e del come e del chi l’ha ucciso”. Inizialmente. Dopo, le tappe stordite di questo girovagare si sono intersecate - attraverso un impegno politico piuttosto criticato, accusato di eccessivo personalismo - con i tanti altri Carlo Giuliani d’Italia, con le storie sottaciute e non esplose, in cui la nostra democrazia smarrisce tutta la sua dignità. Ora, questo percorso estenuante è raccolto nel libro-intervista a cura di Marco Rovelli, da cui fuoriesce soprattutto un ritratto di madre molto poco affine alla tradizione del Bel Paese: in Italia, infatti, la mamma addolorata “concessa” è soprattutto quella che sparge lacrime a profusione, possibilmente in un angolo a misura di salotto televisivo, ad anestetizzare l’indignazione. Haidi, di contro, è una donna che ha scelto gli altri modi del dolore, quelli che si alimentano di sentimento della testimonianza, e che si nutrono di ricerca della verità. A distanza debita, dunque, dalle derive dell’accettazione degli eventi, e da facili elemosine consolatorie capaci solo di obliare memoria.
Stefania Ricchiuto



