C’è un ritorno dalla malattia mentale? Profondamente è cambiato lo scenario e chi lo attraversa. I volti dei ‘matti’ oggi sono diversi da quelli che hanno conosciuto anni e anni di psichiatria e ancora diversi da quelli che hanno vissuto il manicomio. Oggi presso i servizi di cura sempre con maggiore frequenza, approdano giovani persone che mutano l’inquietudine in malattia, il disagio esistenziale in un mal d’animo che non si da risposte. Giovanissimi, acculturati, mediamente benestanti, abili nell’esercitare il diritto alla salvaguardia della privacy, socialmente attivi, per i quali il diritto primario è diventato il diritto alla reversibilità della propria malattia prima che diventi, incoraggiata dall’atteggiamento manicomiale, uno status definitivo. È necessaria dunque una nuova consapevolezza in chi è chiamato a confrontarsi con la malattia sul fronte terapeutico – riabilitativo. La riabilitazione non è l’intrattenimento del malato, ma è la ricostruzione della sua piena cittadinanza. Questo è un dettato fondamentale soprattutto se relazionato al malato ‘psichiatrizzato’. Quella persona che ha sul volto, in ogni gesto, nello sguardo, il segno inconfondibile di anni e anni di ricoveri e di psicofarmaci; una persona impoverita, senza speranze da nutrire, socialmente isolata, dimentica dei suoi diritti, abituata a non veder rispettata la sua dignità. Goffmann diceva che il manicomio ammala di un ‘altra’ malattia, contagiosa e cronica, che non è la malattia mentale: il contagio è l’accettazione della violenza subita. Di queste interrogazioni è fatto Appunti di Vista. Un report di lavoro ben costruito, con un’ampia bibliografia che ci aiuta nel desiderio di approfondimento. Un racconto denso di esperienze che nell’ascolto e nella creatività sperimentano il disincanto della malattia mentale, un ‘mormorio’ che toglie il suo ingombro e si fa pittura, scrittura, invenzione gestuale; progetto di una comunicazione non omologata che scardina la consuetudine nutrendosi di stupore. Il libro, curato dalla psicologa e psicoterapeuta Maria Antonietta Minafra, raccoglie le testimonianze degli operatori della riabilitazione psichiatrica del centro diurno del CSM del Dipartimento di Salute Mentale della Ausl/Lecce 1. Un’avventura collettiva, condivisa tra le tante persone che, a vario titolo, sono entrate in contatto con questa realtà. Una raccolta di voci che nasce dal desiderio di illustrare, a scopo divulgativo, un percorso fatto di sperimentazioni e rivisitazioni nella ipotesi di coinvolgere anche i non addetti ai lavori. Contiene un resoconto del lavoro, dei destini e delle storie di vita che si sono intrecciate lungo cinque anni di lavoro e che hanno lasciato un segno nel cammino professionale e umano di chi ne ha preso parte.
Mauro Marino



