Verso l'Eden, presentato anche al Festival del cinema Europeo di Lecce, racconta la storia di Elias (Riccardo Scamarcio), un giovane clandestino che si getta a mare nel momento in cui le motovedette della guardia costiera greca stanno per catturarlo. A nuoto arriva in un villaggio vacanze per turisti. Trovati degli abiti da inserviente è scambiato per tale e richiesto per prestazioni, sia di manodopera sia sessuali. Costretto a fuggire se non vuole essere arrestato, Elias ha una meta precisa: Parigi. L'obiettivo? Incontrare un mago prestigiatore che forse gli cambierà la vita. Dov'è andato a finire il regista Gavras di una volta? Colui che accendeva discussioni politiche e infervorava animi e "stomachi"? Lo stesso di Z l'orgia del potere, di Missing o L'affare della sezione speciale? Gavras si è lanciato in un tema già esaminato, discusso e di difficile portata: il clandestino. Trovando un titolo, a mio parere significativo, Verso l'Eden, rappresenta per alcuni popoli il "luogo mitico", il posto in cui arrivare e in cui raggiungere una facile serenità. Il sottile intento però è stato sciupato da un viaggio irreale, stra-ordinario o forse concesso a pochi. Ad Elias non accade nulla o meglio, è molto fortunato. Uno dei pochi superstiti di un barcone stracolmo di gente, approda su una spiaggia turistica, che per lui sarà la culla di Mosè nella "ricca casa del faraone". È nutrito, aiutato, saziato delle sue voglie, fugge alla polizia, si orienta in posti che non sa, senza parlare o pronunciando solo qualche parola, trova passaggi facili da sconosciuti, cibo e letti comodi. Questo film è una bella favola, lontana, però dai problemi che questo tema porta con sé. Forse potrebbe diventare o addirittura essere una speranza futura, assicurando a tutti l'Eden, sottraendolo ai clichè della globalizzazione.
Giusi Ricciato



