Un mondo pieno di depravazione, sesso, sangue e violenza. Questo è il mondo di Sin City, nato nel 1991 dalla mente di Frank Miller, geniale fumettista statunitense, e trasportato su celluloide da Robert Rodriguez (Dal tramonto all’alba, El mariachi). Su questo scenario si muovono in un intreccio di tre storie (rispettivamente i numeri 1, 3 e 4 dell’ albo) che vedono protagonisti il rude ma poetico lottatore di strada Marv (Mickey Rourke) che decide di vendicare la bella Goldie, assassinata proprio mentre dormiva accanto a lui, l'ex-fotografo Dwight (Clive Owen) deve neascondere un omicidio da lui commesso accidentalmente, mentre il poliziotto Hartigan (Bruce Willis) è incarcerato per un crimine che non ha commesso.
In questo film girato in bianco e nero ogni cosa è artificiale e vera allo stesso tempo e gli sfondi, disegnati da Miller, sono un magico acquerello surrealista che ci accompagna lungo un cammino fatto della vita degli ultimi, dei rifiuti che popolano i bassifondi.metropolitani e che vivono storie che non si possono neanche raccontare.
Penso che ci siano diversi problemi che un regista si pone quando si trova a riprodurre un microcosmo di diversa provenienza senza doverlo snaturare, cercando di essere il più possibile fedele ed originale allo stesso tempo nel riproporre qualcosa che esiste già ed è ben radicato nella mente di chi osserva. Posso senz’altro dire che Rodriguez li ha risolti tutti questi problemi e lo ha fatto confezionando un film innovativo, interessante e soprattutto convincente dall’inizio alla fine, anche se sicuramente non adatto a chi ha lo stomaco debole. Per chi conosce il fumetto poi, è straordinario vedere sul grande schermo qualcosa che si era già prefigurato e che ora, rispetto a prima, ha soltanto preso movimento.
L’atmosfera che si respira è quella dei vecchi noir holliwoodiani, fatti di una notte e di una nebbia perenni che avvolgevano la città come un grosso guanto scuro e che rendevano vive le forze del male. In definitiva un giudizio ampiamente positivo su questo film che bisognerebbe andare a vedere (tranne ovviamente nei casi sopracitati) anche perché rappresenta un ritratto abbastanza lucido di quello che potrà essere il cinema di domani. Signore e signori, la Città è vostra!
C. Michele Pierri




