Sofia, terapista del sesso, che non ha mai raggiunto l'orgasmo. La "dominatrix" in corpetto di pelle nera e frustino che - piedi a mollo in acqua calda - piange. L'ex sindaco di New York che si addormenta sulla spalla di un ragazzino di mestiere modello dai capelli biondi e il viso angelico. Soprattutto James che ha così tanto intorno, ricordi emozioni carezze fotografie, ma non lo riesce a sentire - "è dura non sentire niente nella vita". Sai cosa è uno Shortbus? Hai presente gli scuolabus gialli? Ecco, quello, ma più piccolo. Lo shortbus è un salotto di New York dai colori dispersi. Dove l'unico padrone è il sesso. Il sesso spinto, etero omo lesbo, a uno due tre quattro, il sesso mostrato, violento dolce, lento frenetico, allo specchio in mezzo ad altra gente che fa sesso. Si guarda si prova si sperimenta si analizza. Ognuno alla ricerca di qualcosa. In fondo siamo tutti "dancers in the dark", balliamo al lume di candela, aspettiamo e aspettiamo ma il tempo invece di schiarire le cose le complica ancora di più. Un film forte imbarazzante eccessivo erotico spudorato insistente. Amaro estremo pieno. Un film spiazzante, per lo meno all'inizio. Per la regia di John Cameron Mitchell, musiche degli Yo La Tengo, vietato ai minori di 18 anni, Shortbus: per capire che alla fine è tutta una questione di giusta connessione, non è in te il problema, né in lui. Solo, nel collegamento. E un'altra cosa ancora, non si smette mai di cercare le stesse cose, lascialo entrare, dentro te, tutto quello che prova a insinuarsi ma si ferma alla tua pelle. Alla fine la luce ritorna.
Valentina Cataldo



