LA TIGRE E LA NEVE

Riscattarsi non era facile, ma con lui non c'è mai niente di certo. Ripetersi (dopo un Oscar) era forse impossibile, ma mai porre limiti alla provvidenza. Evidentemente si parla di Roberto Benigni che con il suo "La tigre e la neve" continua a registrare incassi da record sull'onda di un entusiasmo annunciato e di una campagna pubblicitaria che fino all'ultimo non ha permesso che trapelassero indiscrezioni. Distribuito in ben 900 copie e girato fra l'Italia e il Nord-Africa, il nuovo lavoro del comico toscano non manca come sempre di dividere critica e appassionati. Da una parte c'è chi sostiene che il solito copione già visto e rivisto ha stancato. Dall' altra c'è chi osanna la premiata ditta Benigni-Cerami-Piovani (rispettivamente regista, sceneggiatore e autore della colonna sonora), che tante soddisfazioni ha regalato al cinema italiano. Insomma a chi credere? Senza dubbio c'è tanto del Benigni che abbiamo imparato ad amare in questo film, che racconta gli orrori della guerra (questa volta in Iraq) sotto una luce nuova. A fare da legante fra le varie vicende c'è la poesia, protagonista indiscussa sia del racconto che delle immagini, forti ed allo stesso tempo evocative e delicate nella loro drammatica semplicità. Nel cast anche un impeccabile Jean Reno (nelle vesti del poeta arabo Fuad), una ormai consolidata Nicoletta Braschi, per chi non lo sapesse compagna di Benigni anche nella vita, oltre che in molti suoi film e uno straordinario Tom Waits, in questo caso pianista d'eccezione e autore della dolce canzone che fa da tema all'intero film, la splendida "You can never hold back spring". In uno scenario devastante il protagonista Attilio si troverà spaesato e inorridito, costretto a fare i conti con una realtà che ci sembra tanto lontana ed improbabile, che quando ci viene a toccare assume la forza di un fiume in piena che tutto travolge. Qui fra macerie e cadaveri però non perderà il suo spirito e la voglia di portare poesia anche laddove in superficie c'è solo disperazione. In definitiva un film ben riuscito, anche se forse troppo "studiato", tanto da perdere quell'impatto emotivo e quel senso di disarmo che hanno fatto de "La vita è bella" un vero e proprio capolavoro. Ma nonostante ciò questo è un lavoro che brilla di luce propria e che lancia un messaggio chiaro ed importante, una colomba di pace in un mondo sopraffatto dall'odio. E solo scrutando attraverso gli occhi di Attilio, un uomo che nel dolore non ha ancora perso la voglia di sognare, possiamo godere di questo film permeato di speranza e di  un amore che possiede la forza di sciogliere ogni bruttura del mondo in cui viviamo, proprio come fosse neve al sole.

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