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Sono stata sempre affascinata dai racconti di mia nonna, della sua difficile infanzia trascorsa in una masseria, immersa fra i rilievi dei monti dauni. Tante volte ho cercato invano di immaginare la sua storia, ma solo ora sono riuscita a riviverla, grazie all’ultimo capolavoro del resigta Giuseppe Tornatore, Baaria. Il film è una sorta di viaggio, tra gli anni trenta e gli anni ottanta, che ci fa scoprire la gioventù di Tornatore a Bagheria, in provincia di Palermo, attraverso gli occhi e le parole di tre personaggi: Cicco, il nonno, Peppino, il padre e Pietro, il nipote. Cicco (Gaetano Aronica) è un umile pastore che adora la letteratura e il cinema muto; il figlio, Peppino (Francesco Scianna), è un sognatore, un fervente giovane comunista che, grazie al sostegno della sua amata moglie Mannina (Margareth Madé), lotta per diventare deputato, senza però mai riuscirci. Pietro, infine, influenzato da tali passioni, decide di lasciare la Sicilia pr inseguire la sua aspirazione: diventare regista. Considerato un kolossal, Baaria è un coinvolgente affresco corale, che ci riporta alla mente le indimenticabili pellicole neorealiste degli anni ’40, in grado di emozionarci ma anche di farci sorridere. L’opera, che vanta la presenza di tanti volti noti del nostro star system e della straordinaria colonna sonora del maestro Ennio Morricone, riporta in auge il cinema made in Italy, ricco di memoria ed idealismo, e ci auguriamo che rappresenti il nostro Paese alla prossima premiazione degli Oscar.Daniela Miticocchio




