Durante lo spettacolo rappresentato ieri sera alle manufatture Knos si è intravisto tutto lo spirito del primo Fassbinder. Quello che siamo abituati a conoscere attraverso i suoi numerosissimi film nel periodo che va da "L'amore è più freddo della morte" ad "Attenzione alla puttana Santa", vale a dire l'esperienza frizzante e magmatica dell'Antitheater, gruppo teatrale underground degli anni sessanta fondato dallo stesso Fassbinder. Fa sognare la rappresentazione teatrale di un testo scritto quando l'autore era poco più che diciannovenne, sia per la struttura schizofrenica dell'opera che nei temi trattati. S'intravedono assaggi di sadomasochismo, di critica alla società borghese pur essendo i personaggi all'interno di un tessuto sociale borghese, di aperture illusorie alla libertà che sembra divenire un semplice gioco di parole di ruoli e di fatti. Ed è proprio il tema del gioco tra i personaggi, della molteplicità dei ruoli, dove l'identità è ancora frammentata, tra attore e personaggio, a caratterizzare questa messa in scena diretta da un altro Werner, questa volta Waas. Si è riso spesso per parossissmo delle situazioni dove al limite dell'assurdo ogni situazione veniva retta in modo esemplare dai liberi gesti e movimenti degli attori. E' proprio in questa libertà, la libertà dei corpi nello spazio teatrale si avverte l'ultimo spasimo di un'anarchia ancora viva, che urla la sua contemporanea presenza al nostro vivere quotidiano.
Francesco Santoro



