"Mica stanno a suonà ancora". Tiro un sospiro di sollievo, io, ben tornata a roma, ben arrivata al qube. No tanta gente proprio no, non me l'aspettavo. Niente fila, le prevendite su internet sono la svolta. Scale a chiocciola, buio, voci. La sala è piena, strapiena, non si respira non si vede un cazzo non si può stare. Uno sguardo al palco e vedo già movimento. Completamente ignara del fatto che avesse già suonato un gruppo, il gruppo spalla, tali The Magnificents. Non ne ho sentito neanche una nota.
Proviamo il soppalco forse è meglio, è sicuramente meglio. Conquistiamo la ringhiera infatti, come due anni fa all'Aqualung di Madrid, che ha chiuso adesso - mi dicono i miei nuovi amici madrileñi arrivati sino a Roma solo per il concerto dei Mogwai - per diventare uno stupido centro commerciale. Ringhiera dicevamo, e si vede bene, di sbieco ma si vede. I Mogwai -undici meno un quarto- già sul palco. Vestiti di nero, attaccano subito con la first track dell'ultimo lavoro- Mr Beast- ed è Autorock. Una bottiglia di vino, non birra, ai loro piedi. Pedali, acqua, chitarre e tastiere. Ancora pedali, strumenti su strumenti, silenzio, e niente voce e poi la voce. Elettronica. Un mare di visi e teste e mani e foto senza flash. Casse impilate su altre casse. Sudano e sudo e fa caldo e c'è afa, mi tiro su i capelli e la musica è dentro di me. Come quando ascolto i loro cd, ma molto meglio. Ithica 27-9, Friend of the night, New Paths to Helicon (pt2). Quando è Acid Food il pubblico grida e fischia e si agita. Uno dei pezzi più belli dell'ultimo disco. Loro, sul palco, fanno il primo, e forse unico, sorriso della serata. Sono sempre così impeccabili, seri, come se non gliene fottesse niente di tutta quella gente. Voce elettronica, asciugami, e monitor. Tre chitarre, il basso, la batteria. Le tastiere, i campionatori. Travel is dangerous è il viaggio più pericoloso che abbia mai fatto. Scendo e risalgo, inspiro aria e resto in apnea. Folk Death 95, 2 rights make 1 wrong, Glasgow MegaSnake. Escono, rientrano, io non ce la faccio e abbandono il posto. Da dietro dietro vedo solo le luci. Il rumore. Ultimi due pezzi, vecchi. Fari rossi blu gialli bianchi, accecanti. Le dodici, è tutto finito, e "siete pregati di dirigervi all'uscita". Mi rimane una scaletta copiata in fretta, le mani sporche di inchiostro viola e la testa che mi scoppia, di musica.
Valentina



