LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA

Live al Triade di Copertino


Dopo il concerto leccese del marzo 2011 è tornato in Salento Vasco Brondi aka Le Luci Della Centrale Elettrica, a pochi giorni dall'uscita dell'EP C'eravamo Abbastanza Amati. Il nuovo Triade di Copertino è una bellissima venue che ha già visto sul palco ospiti come Hugo Race, Casa Del Mirto, Steela e Bud Spencer Blues Explosion. Il Triade è perfetto per assistere a un concerto in una cornice un po' intima, con circa 200 persone all'interno del locale e molte altre a sfumacchiare sui divanetti al coperto dell'ampio cortile. Vasco include materiale dal nuovo EP per la gioia dei fans che aspettavano di sentire le potenti cover di Emilia Paranoica e Summer On A Solitary Beach. Il set è generoso, ma da un punto di vista strumentale più sobrio rispetto alla performance della scorsa primavera. Nonostante il puntuale commento sonoro di Lorenzo Corti, Giovanni Ferrario e Sebastiano De Gennaro, si avverte la mancanza di D'Erasmo, l'eclettico violinista degli Afterhours che si era mostrato abilissimo, insieme a Gabrielli dei Calibro 35, nel vestire insolitamente le scarne canzoni di Brondi. E se è vero che Rodrigo ed Enrico avevano dato corpo ai brani del ferrarese dove erano più esili, ovvero nella struttura musicale, è anche vero che questa versione più classic-rock fa risaltare maggiormente i testi, che in ultima analisi sono il vero valore aggiunto del progetto LLDCE.
Lo strillone degli anni 00 sembra gradire l'energia della platea e l'intimità che si è venuta a creare a Copertino, un paese che ha sempre promosso la musica alternativa grazie al contributo decennale del circolo Arci I Sotterranei, che nel 2001 raccoglieva l'eredità del Ritual, storico locale underground anni 90.
Una cosa però mi ha lasciato di stucco, se non addirittura irritato: la rigidità dei ragazzini appena ventenni che affollavano la zona centrale di fronte al palco, fermi lì, radicati e guardinghi come un cane a difesa di un osso. I fans a tre o quattro metri dal palco sembravano letteralmente incollati al pavimento, allo stesso modo con cui, ai grossi concerti, la prima fila si aggrappa disperatamente alle transenne per evitare la "retrocessione". Nonostante ci fosse spazio a sufficienza, tanto che nella zona con maggiore densità si sarebbe potuto persino ballare, il transito da un angolo all'altro del Triade era impresa ardua, dal momento che i "comodi" ragazzetti guardavano indispettiti chiunque cercasse di camminare tra la folla, persino se chiedeva cortesemente di passare. All'ennesimo giovane che ha puntato i piedi per terra spingendo indietro la mia compagna che chiedeva per la terza volta "permesso", è arrivata puntuale la mia offensiva indisponente: "Dimmi un po', sei mai andato a un concerto in vita tua?". Dopo una breve esitazione il ragazzo ha risposto imbarazzato: "beh, continua a passare un sacco di gente e stavo per perdere l'equilibrio".
Senza dubbio questo atteggiamento quasi autistico sarà una caratteristica dei fanatici delle Luci, pargoli di "questi cazzo di anni 0" che invidiano "le ciminiere perché hanno sempre da fumare", innamorati di una musica ipnotica e dalle tinte scure che narra di alienazione, nuotate "dove affondano le petroliere" e aliti che "fanno delle nuvole che fanno piovere". Nello stesso Triade, infatti, la sera dei Bud Spencer Blues Explosion i giovani spettatori erano molto più sciolti, disponibili a "muoversi" e persino felici di essere sbatacchiati nel mezzo di un sano "pogo" old-school. Così come ai Bud Spencer il bis veniva richiesto con urla bestiali da trogloditi, mentre alle Luci c'erano i cinguettii delle ragazzine che strillavano in falsetto: "Fuori! Fuori!".
E fuori sia. Vasco Brondi, cantore dell'era post-atomica, torna sul palco e conclude l'ottima performance regalando un bis che satura l'atmosfera del Triade sotto una pioggia acida di grida: "siamo l'esercito del Sert". E provate un po' a dargli torto.
Tobia D'Onofrio

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