DEVICS + BAUSTELLE

Circolo degli Artisti - Roma - 04- 2006

 

I Devics. Sono in tre sul palco. Lei, al centro, caschetto color mogano e frangetta, un vestitino estivo con una spalla coperta e una no. Gli altri due ai suo lati, biondini e occhi chiari. Gli strumenti sono tanti e ti chiedi chi li suonerà tutti. Poi durante il concerto lo capisci. Chè suonano tutti tutto. Al principio, lei allo xilofono -una drum machine al fianco- poi un contrabbasso, e una chitarra acustica. Iniziano a cantare, canta Sara e sembra stia intonando una ninna nanna per bambini, per quanto è dolce, e soft, e delicata. Sorride e ringrazia alla fine di ogni pezzo. Si alternano alle tastiere, al basso, cantano insieme, in due, e forse quelle con doppia voce sono le canzoni che mi colpiscono di più. Non conosco il loro ultimo cd uscito adesso per la casa discografica Bella Union, Push the heart, ma il concerto è una sua presentazione, e mi piace. Certo, è molto molto quiet, tanto che più volte anche lei richiede il silenzio in sala. Silenzio difficile da ottenere, visto che la maggior parte del pubblico presente al Circolo durante la serata molto probabilmente non era lì per loro, se non per i Baustelle, secondo -attesissimo- gruppo. Ma chi c'era, ed era attento, è rimasto soddisfatto. Di questo gruppo che propone un intimismo indiepop originale e piacevole. Bello il megafono argentato e il modo in cui Sara accarezza le corde della chitarra, tutto molto etereo, semplice e notturno.

A sovvertire l'andazzo e il tono della serata ci pensano -dopo un cambio palco che appare interminabile- i Baustelle. Di nuovo al Circolo, in questo tour che li sta vedendo protagonisti nei locali dell'Italia intera, si presentano in tutto il loro charme. E davvero, la gente li adora. Versioni più elettroniche dei pezzi, più sicurezza e l'eleganza di sempre, luci psichedeliche.

I Provinciali, Sergio, "il pazzo del loro paese", A vita bassa. E tra un "cazzo che caldo" -davvero si scoppia- e un "questa canzone parla della nostra prima volta, e forse anche la vostra" continuano, ballano sudano e mi pare si divertano. Il pubblico anche. Revolver cantato da Rachele, con i suoi occhi agghiaccianti e un gilet nero molto eighties, Il corvo Joe, che -lo ripete sempre Francesco- esiste davvero, ai giardini di via Palestro. Poi Un romantico a Milano, e al via i pezzi del Sussidiario. La canzone del parco, quella del riformatorio. Poi quella di Alain Delon, con un arrangiamento diverso dal solito. Arrivederci, Gomma e -alla fine- su richiesta del pubblico Le vacanze dell'83. Nella parte strumentale sotto il palco pogano e saltano, applaudono e intonano coretti vari. E i Baustelle rispondono, meno timidi e più grintosi, bella presenza scenica. Di sicuro, chi ama li così tanto ci sarà tornato anche la sera dopo, per la doppia data a Roma del gruppo.

Forse, ci sarei tornata anch'io.

 

 

Valentina

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