CRISTINA DONA'

12/2007 - Bari

"Il sole a settembre mi lascia vestire ancora leggera". Sale sul palco intonando i versi della open track de "La quinta stagione", Cristina Donà. Nonostante sia la metà di dicembre, e fuori l'inverno sfida i baveri dei cappotti nuovi. Il pubblico del New Demodé di Bitritto aspetta paziente, tollera il ritardo di Cristina e si prepara al suo concerto con Creme, l'artista brindisino che la cantante ha volutamente scelto come spalla di ogni tappa del tour de "La quinta stagione".

Cristina non delude. Stupisce. Una volta sul palco non si limita a presentare il nuovo album - uscito proprio agli inizi di settembre - un altro passo verso una maturità sempre più concreta, che si esplicita nella padronanza di voce, armonie e strumenti. Piuttosto, si presenta al pubblico nella sua completezza di artista, padroneggiando una carriera lunga dieci anni, che le permette di saltare da "Stelle buone" a "L'ultima giornata di sole", fino ad arrivare alla più recente "I duellanti" e a "L'universo", primo singolo tratto dal suo ultimo lavoro in studio. Non risparmia nulla, Cristina, regala una voce sempre perfetta, incredibile, che governa gli acuti con maestria, allo stesso modo dei toni gravi. E gioca un sacco. Si diverte a saltellare come una bambina sulle note di "Triathlon" o di "The Truman show". Spiega il perché delle sue canzoni, rende le liriche più intelligibili prima di cantarle. Snocciola le perle rock di "Tregua" come "Ho sempre me" e "Raso e chiome bionde", cantata su richiesta di una fan in prima fila. E scambia battute con la gente, la coinvolge, la fa ridere. Ogni tanto parla francese, "perché nel posto dove sono nata io, Rho, si parla il dialetto più brutto d'Italia, un incrocio tra milanese e bergamasco". Viene da pensare che faccia velatamente il verso a certo cantautorato francese che si spaccia facilmente per poesia. Quando poi basta lei a dimostrarti come la poesia nasca non solo da un gioiello prezioso come "Dove sei tu" (che preferisce cantare da sola ai suoi fan, come un incontro intimo, mentre la band scende dal palco per riposare un po'), ma da certe immagini concrete di vita quotidiana, apparentemente banali, però cariche di un significato insolito. Che colpisce i sensi. Cristina Donà è una maestra negli accostamenti delle parole, lo è sempre stata: se anni fa la lontananza era un'immagine clinica e la lentezza una flebo, "una goccia che non cade/che ritarda la mia guarigione" ("Goccia"), ora chiede al suo interlocutore "tu non aspettarmi/preparati pure un sandwich" ("Non sempre rispondo").  Ironia acuta e pura poesia, come solo lei sa fare.

 

 

 

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