
Questo disco non vi piacerà. Succederà se siete tra quelli ancora rimasti ai Verdena del 1999, l’anno dell’esordio e della potenza devastante. Succederà se non avrete pazienza. Perché la pazienza ripaga, e il tempo anche. I tre ci hanno fatto aspettare, è indubbio, facendo uscire Wow a quasi quattro anni di distanza dal precedente Requiem. Infatti è da lì che parte Wow, ma non solo. In questi ultimi anni son successe parecchie cose: Alberto è diventato padre, Roberta ha abbandonato le borchie, il loro manager storico è stato allontanato, tutto il materiale registrato nei primi 9 mesi è andato perso, e così via. È anche per questo che Wow è un disco maturo, perché è il risultato di tanti momenti, di fasi diverse, di lavoro ostinato nel loro solito studio/pollaio, di una ricerca quasi maniacale del suono giusto. E dentro c’è di tutto. La chitarra violenta di Alberto lascia spazio a piano e archi, oltre a synth 60s e 70s, la batteria di Luca scivola in primo piano trascinando le dinamiche di ogni brano, la furia e i calci allo stomaco degli esordi diventano altro, si trasformano, eppure riesci a sentirli ancora. I riferimenti al ventennio sessanta-settanta sono evidenti e sparsi un po’ ovunque, ci trovi Beatles, Rolling Stones e Beach Boys, anche se da alcuni brani come Loniterp e Miglioramento vengono fuori suoni attualissimi (quest’ultimo è un omaggio agli MGMT, citati anche nei ringraziamenti). Senza contare che bisogna avere coraggio a far uscire nel 2011 un doppio cd con 27 brani, riuscendo anche a mantenerlo basso nel prezzo (15 euro circa). Un piccolo difetto forse sta nell’eccessivo numero di tracce in cui ogni tanto ci si perde, ma in tutti i modi questo disco rimane la consacrazione di una delle migliori band della penisola.
Marco Chiffi



