Sono meravigliosi, questi tUnE-yArDs: indie-rock, black music, percussività tribale: in pratica new york tropical-chic... La voce di Merril Garbus è più nera di quella di Prince e al primo ascolto si ha l'impressione che i ragazzi siano i cuginetti sperimentali di Vampire Weekend e Dirty Projectors, ma a ben guardare la scrittura è molto personale e il potenziale pop dei brani emerge dalle stratificazioni ottenute campionando voci e percussioni in loop. I grooves sono irresistibili sin dall'orgia in apertura (My Country). Le numerose aperture melodiche vanno di pari passo con i crescendo percussivi. I chiaroscuri di Powa rifrangono una luce R'n'B super sexy. Riotriot parte in punta di piedi ed esplode in una frenetica danza liberatoria. La saltellante Bizness si perde in un vortice di fiati. Doorstep è dolce come il miele e vanta un'epifania degna di Terence Trent D'Arby. La ninna-nanna hip-hop di Wolly Wolly Gong placa gli animi prima della conclusiva Killa, un festino hip-hop tropicalista da far venire i brividi. Un disco imperdibile.
Tobia D'Onofrio



