Si chiamavano all’inizio ‘The Muslims’ (era il 2007) ma dopo attacchi e commenti razzisti decisero di cambiare nome in ‘The Soft Pack’. Per il resto c’è poco da dire a parte che vengono da San Diego, California, e hanno tirato fuori questo esordio omonimo, divertente ed energico. E infatti quello che importa è proprio il disco, che sorprende in quanto a varietà di stili. Ci ritrovi gli Strokes e tutto quell’indie del duemila (che ormai ha stancato chiunque) ma soprattutto c’è una certa attitudine lo-fi mischiata a rock e blues che rimandano a Velvet Underground e soci dei tardi sixties. Pezzi come ‘C’mon’ e ‘Answer to yourself’ sono tutti da ballare mentre ‘Mexico’ sorprende con un’andatura da ballatona da spiaggia. La strategia è quella di mischiare l’indie-che-vende a generi diversi. Lo fecero i Vampire Weekend rifacendosi all’afrobeat. Ma è rischioso perché ti va bene oggi ma domani non si sa. Tre anni fa c’erano i Vampire Weekend e ci sono ancora. Oggi ci sono i The Soft Pack, vedremo tra tre anni.
Marco Chiffi
Marco Chiffi



