Dimenticate il graffiante garage-blues degli esordi, qui non ne troverete traccia, o forse lo coglierete a tratti, stemperato da ondate di primitivo rock’n’roll, tracce quasi ‘70s brit-glam, numeri soul, interferenze funk e vaghi sentori folk. Una mescolanza di sonorità profonde e decelerate, che per poco meno di un’ora vi accompagnerà attraverso qualche sperduta autostrada nel torrido ma afoso sud degli States, fra paludi, zanzare e un’umidità prossima al 100%. Dan Auerbach e Patrick Carney, nella penombra della loro cantina, si ostinano ad ingrassare il blues elettrico dei Cream con la sessualità del voodoobilly dei Cramps, con il gusto avariato di Jon Spencer, con quello ruffiano dei White Stripes. “Brothers” ci racconta, insomma, di una ormai avvenuta trasformazione da impavidi banditori garage-rock-blues degli anni recenti a smaliziati interpreti della nuova onda indie americana. Comunque vividi, passionali e grandi Black Keys!
Rino De Cesare
Rino De Cesare



