
Vero e proprio guru dell'alternative rock, Mike Gira ha macinato sin dal 1980 le più oscure e inascoltabili devianze del rock e fondato una delle più influenti etichette indipendenti americane, la Young God, che adesso lo impegna a tempo pieno per produrre fior di talenti tra cui Devendra Banhart che canta nella suggestiva ballad d'apertura. Essendo ormai passato a una sintesi musicale meno estrema ma più a fuoco rispetto agli esordi, Gira è diventato in pratica una sorta di can(tau)tore maledetto erede di Jim Morrison. Sin dall'inizio il rituale inscenato dall'atteso ritorno dei cigni prevede un miscuglio di noise alla Sonic Youth, apocaliptic folk (genere legato per definizione alla musica di Current 93 e dello stesso Gira) acidità blues alla Nick Cave, con alcuni slanci di sperimentazione cacofonica e/o catatonica. Talvolta, come già in passato, la musica si dissolve lasciando la scena alla diabolica voce di Gira che dall'acido passa al sensuale, per poi diventare cavernosa, cambiando tono e registro come se niente fosse. Inside Madeline parte con un vertiginoso crescendo, diventa una ballad noir tra For Carnation e Nick Cave, poi si perde in una cantilena loureediana. Anche la suite No Words/No Thoughts è una perfetta sintesi dell'incalzante danza del cigno: scampanellii dall'oltretomba, devastanti ipnosi nel rumore, marcetta gotica con melodia da brivido, siparietto anni ‘40 e code di catartici crescendo. (Tdo)



