Eden. Mica tanto. Tra i fan dei Subsonica è già partito lo scontro. Chi suggerisce un ascolto più attento, chi lo cestina automaticamente, chi vuole trovargli una bellezza particolare, chi arriva a piangere la fine di una grande band. Eden è controverso, è irrisolto, è ciò che, dopo sei album, non ci aspettavamo dai Subsonica. L'eclissi, del 2007, correva nella direzio-ne contraria: atmosfere cupe, testi intensi, melodie riuscite. Eden cerca invece la luce, la melodia pop e di buon gusto, ma fallisce. Cade giù negli inferi, o più semplicemente nel dimenticatoio. Non è un album che si riascolta con piacere, e, attenzione, non perché sia più pop degli altri. È che il pop va fatto bene, è che pop non è sinonimo di vuoto e di anonimo. Anticipato da diversi brani disponibili per il download da Itunes, l'album ha, già dal primo singolo, l'omonimo Eden, deluso tantissimi fan.
È un pezzo difficile, poiché è difficile trovargli la bellezza che, per fiducia, vorremmo trovargli. In realtà non è un gran pezzo. Se lo si ascolta più volte lo si apprezza un po' di più, ma la storia finisce lì. Non rimane, scivola via. La stessa cosa per Istrice, il secondo singolo, con vuoti d'arrangiamento così evidenti da somigliare ad una versione demo, o Prodotto interno lurido, invettiva sociale poco convincente. Apprezzabili grazie a qualche ascolto in più, noiosi subito dopo. Buone invece Il diluvio, più vicina ai vecchi lavori, e Serpente. Il pez-zo migliore, che vale davvero la pena ascoltare, è però Benzina Ogoshi, scritta con l'aiuto dei fan attraverso lo scambio di mail e consigli. Come recita il pezzo stesso, i Subsonica "non sono riusciti a bissare Microchip Emozionale". Decisamente. In questo pezzo l'ironia, benché riuscita, non aiuta; mettere le mani avanti nemmeno. L'album riceve delle critiche, il gruppo lo sa, cerca di scherzarci su, ci riesce anche. Ma il risultato finale è pur sempre quello. Eden rispecchia il problema della musica ita-liana di oggi: avvicinarsi ad un sound più pop non significa scendere a compromessi, scendere di qualità. Cercare una certa orecchiabilità non significa automaticamente perdere di intensità. Non è un discorso così facile, e chi se ne frega se si è meno o più commerciali. L'importante è realizzare qualcosa di bello, e questo album non è bello. È un Eden insicuro, un Eden mal riuscito, che scivola via molto, molto presto.
È un pezzo difficile, poiché è difficile trovargli la bellezza che, per fiducia, vorremmo trovargli. In realtà non è un gran pezzo. Se lo si ascolta più volte lo si apprezza un po' di più, ma la storia finisce lì. Non rimane, scivola via. La stessa cosa per Istrice, il secondo singolo, con vuoti d'arrangiamento così evidenti da somigliare ad una versione demo, o Prodotto interno lurido, invettiva sociale poco convincente. Apprezzabili grazie a qualche ascolto in più, noiosi subito dopo. Buone invece Il diluvio, più vicina ai vecchi lavori, e Serpente. Il pez-zo migliore, che vale davvero la pena ascoltare, è però Benzina Ogoshi, scritta con l'aiuto dei fan attraverso lo scambio di mail e consigli. Come recita il pezzo stesso, i Subsonica "non sono riusciti a bissare Microchip Emozionale". Decisamente. In questo pezzo l'ironia, benché riuscita, non aiuta; mettere le mani avanti nemmeno. L'album riceve delle critiche, il gruppo lo sa, cerca di scherzarci su, ci riesce anche. Ma il risultato finale è pur sempre quello. Eden rispecchia il problema della musica ita-liana di oggi: avvicinarsi ad un sound più pop non significa scendere a compromessi, scendere di qualità. Cercare una certa orecchiabilità non significa automaticamente perdere di intensità. Non è un discorso così facile, e chi se ne frega se si è meno o più commerciali. L'importante è realizzare qualcosa di bello, e questo album non è bello. È un Eden insicuro, un Eden mal riuscito, che scivola via molto, molto presto.
Daniele Coluzzi



