Se non avesse altri meriti - e ne ha parecchi: è un film "scandaloso", ma molto originale - Shortbus avrebbe quello del lancio sulla scena internazionale di due tra i più interessanti giovani cantautori americani: Jay Brannan e Scott Matthew. Per quest'ultimo bisogna anche precisare che, nonostante la sua base operativa sia da tempo a New York, si tratta di un australiano trapiantato negli States. Il successo che Matthew ha avuto e ha in Germania ce lo propone inoltre come un vero "cittadino del mondo". Anche il suo stile è difficilmente incasellabile in una scuola (per fortuna, ci viene da dire). Il suo timbro vocale - in questa occasione sovente esaltato da bellissimi cori - può ricordare quello dell'Elvis Costello più acustico, ma questa è in fondo l'unica assonanza che ci sentiamo di segnalare. Come "catalogare", per fare appena un esempio, una canzone come No Place Called Hell, arrangiata per voce, percussioni e ukulele? Tra le mani di questo gigante gentile, romantico e appassionato l'ukulele sembra un giocattolo, uno di quei piccoli miracoli che ci aiutano a vivere meglio.
Giancarlo Susanna



