Nella mia personale lista dei dischi da isola deserta, Screamadelica si incastra perfettamente tra Bitches Brew di Miles Davis e Metal Box dei P.I.L. È un album che quando uscì per la prima volta, nel settembre del 1991, cambiò radicalmente l'opinione di molti verso la band fondata da Bobby Gillespie all'indomani della breve militanza come batterista nei Jesus & Mary Chain. Il lavoro di un team di cervelli in stato di grazia coordinato dal produttore-Dj Andrew Weatherall, all'epoca non ancora trentenne. Una squadra con una visione della musica aperta a 360°: il rock'n'roll e i suoni della rave culture, i Velvet Underground in versione elettronica per la generazione che cominciava ad apprezzare gli Orb e guardava a Manchester come alla terra promessa dello sballo acid house. A riascoltarlo oggi, si scopre che non è invecchiato per niente (ecco l'arcana alchimia delle opere immortali: apparterranno sempre al presente e soprattutto al futuro!). L'edizione del ventesimo anniversario è doppia nella versione standard (packaging in deluxe vinyl replica, il Dixie Narco EP come bonus), quadrupla in quella per feticisti impuniti (box rotondo formato 12" con l'inedito Live in L.A., un disco di remix, Dvd, doppio vinile, booklet di 50 pagine, t-shirt, cartoline, etc.). Interamente curata da Gillespie e dal suo socio storico Andrew Innes insieme a Kevin Shields (My Bloody Valentine) è pura gioia per le orecchie: "I was blind, now I can see / You made a believer, out of me..." Il viaggio per il paese delle meraviglie comincia con Movin' on up ed è davvero come tornare a vedere dopo un lungo periodo di cecità. Una pietra miliare scagliata in faccia a chi ieri sbavava per i New Kids on the Block e oggi si fa le pugnette per i divi di polistirolo di X Factor.
Nino G.D'Attis



