Dopo l'abrasività degli esordi, una serie di camaleontiche mutazioni e l'abisso introspettivo di White Chalk, PJ Harvey ritrova nuova luce e dedica un ciclo di canzoni al significato di esser British. Non era facile immaginare in che direzione avrebbe sterzato Polly, che ha sempre arricchito il guardaroba con i colori della sua anima, spesso anticipando tendenze musicali o spiazzando ogni previsione. Stavolta si tratta dei colori della campagna, di vecchi villaggi e campi di battaglia. Let England Shake parla di guerra, ma la narrazione, spesso sorniona, procede con leggerezza e freschezza di modi. Le melodie rimandano alla tradizione folk, alcune potrebbero ricordare Bjork o Kate Bush (On Battleship Hill), altre sembrerebbero uscite dal disco maturo che le Cocorosie non hanno ancora inciso (Written On The Forehead). Polly Jean strimpella l'autoharp e canta le sue evocative storie in musica, senza mai dimenticare come si incolla una melodia all'orecchio. The Glorious Land è un ipnotico viaggio su una locomotiva dall'incedere krauto (con la tromba che suo-na l'adunata nordista), Hanging In The Wire non è troppo distante dalla malinconia Yo La Tengo, mentre Colour of The Earth recupera tamburelli e cori da falò fricchettone, ricalcando il mood di bands come Akron Family e Bowerbirds. Un'inedita PJ che ci sorprende con l'ennesimo grande disco. Una vera fuoriclasse (tdo).



