No, lascia perdere la languida Meduse, che a forza di sentirla in radio ci ha fatto due ministri dell'Interno tanti. E lascia perdere pure Cherchez la femme, ritmatissima quanto vuoi, ti entra nella testa come il minuto numero sei del video di Belen, però specchietto per le allodole. Questo cd lo scarichi mica per le canzoni o per le parole, ma de che? No, lo scarichi perché ci sono film e libri meravigliosi che senza il protagonista chi se ne frega. Immagina This must be the place senza Cheyenne/Sean Penn o Il teatro di Sabbath senza Mickey Sabbath. Che resta? E che ne so. E allora Sartoria italiana fuori catalogo è innanzitutto la voce di questa qui che è al di là del Bene e del Male, è potenza e controllo, tarata al millesimo, un timbro che sapresti distinguere pure allo stadio mentre tutti a unisono gridano «Lazio merda» e tu dalla tribuna Monte Mario indichi proprio lei, in curva, quella con la spranga e il tribale sul braccio destro. Una grana di voce capace di contenere yin e yang, l'ambivalenza del mondo. E non puoi dire nemmeno se sia migliore o peggiore di quella di, perché le grandi voci/le grandi opere seguono unità di misure proprie. La voce di Pilar commuove, si fa chic nella splendida Per tutto l'inverno ed erotizzata in Labbra. Si incazza in Cherchez la femme e si fa di nuovo sensuale in una versione che è quasi tango di Con toda palabra della compiantissima Lhasa De Sela. Sì, però poi c'è la Canzone, quella che vale l'album, Dopo l'amore, ché mica lo sai che dice, ti perdi in quelle spire maledette coi violini che salgono e ancora quella cazzo di voce che saprebbe fare e dare qualunque cosa, una canzone dalle rapide incursioni tra cielo e terra. Poi se non ti basta (ma ti basta, ti basta) aggiungici che le musiche sono di Tony Bungaro, che se non fosse uno degli autori italiani più sottovalutati farebbe lo psicanalista, per la capacità di penetrare l'anima delle sue interpreti. E qui dà il meglio. E ripeto, lascia perdere Meduse o Cherchez la femme. Se trovi qualcosa di meglio di questo disco, in questo 2011, ti do mille euro.
Antonio Iovane




