Irregolari, nei loro ritmi e nello spirito, gli Opa Cupa dedicano il loro nuovo disco ai clandestini e ai profughi. Centro di permanenza temporanea esce a dodici anni dalla nascita, gli ottoni zingari di Cesare Dell'Anna e compagni, continuano più che mai ad ispirare e scandire gioia, capricci, rabbia, malinconia. Le tante emozioni della musica balcanica, o meglio del Balkan jazz, genere umorale e lunatico come pochi. E genere che ha nei salentini Opa Cupa tra i massimi esponenti in Italia. A conferma, dopo un decennio di "incanti e strombazzamenti" ormai considerati quasi "tradizionali" per il Salento, arrivano queste 18 tracce, nelle quali la band(a), racchiude tutto quello incamerato, musicalmente e non solo, in dodici anni di attività. Ci sono improvvisazioni jazz e danze vorticose, anti-inni patriottici, omaggi, tributi e momenti più intimi. Tra i più intensi, la title-track Cpt, due inutili parole, cantata da Irene Lungo e scritta dall'attore Giuseppe Semeraro. È musica che si affaccia al Mediterraneo, ma non solo, "è tutto quello che si trova sulle spiagge del Salento d'inverno, sono i disegni sui muri dei centri d'accoglienza sfollati e dei centri di detenzione, è la disperazione che affronta traversate della speranza, sono i corpi persi nello stesso mare". (da.qua)




