Nel 1989 Trent Reznor presentava al mondo la sua creatura chiamata Nine Inch Nails. Il debutto ufficiale del ragazzo che per inseguire il suo sogno saltava i pasti e puliva i cessi degli studi di registrazione avvenne con un disco realizzato insieme a un formidabile team di produttori (Flood, Adrian Sherwood, Keith LeBlanc, John Fryer) e pubblicato dall'etichetta TVT che più in là sarebbe fallita creando una serie di grane che fino ad oggi avevano impedito al neo vincitore di un Grammy Award (per l'eccellente colonna sonora del film The Social Network) di rimettere le mani sul master originale al fine di un debito restauro. La versione remastered di quel primo, grezzo gioiello (il capolavoro The Downward spiral sarebbe arrivato solo cinque anni più tardi) è ora una realtà fatta di suoni che Reznor ha riportato alla luce lavorando con l'ingegnere del suono Tom Baker. Via la polvere da Ringfinger, dall'aspra Terrible lie, dal grido di dolore di Something I can never have, l'album risplende in una seconda giovinezza. Alla tracklist originale si aggiunge Get down, make love, cover di un brano dei Queen (annata 1977) adulterata con campionamenti tratti da un thriller psicologico, da un porno giapponese e dall'anthemn We will rock you. Un bel dieci anche ad artwork e packaging rielaborati ad hoc per il XXI secolo.
Nino G. D'Attis



