Un incipit che suona quasi come un omaggio al De Andrè (amore che vieni amore che vai) lascia subito il campo e una tirata punk surf per poi impelagarsi in un'assolata ballad a cui segue un introspezione semiacustica e bluesy, metricamente sulla scorta di antiche filastrocche. Il tutto è suonato con l'attitudine rock dei Csi, alcune vocalità alla Baustelle e con il rispetto per la parola e il suo significato. Ascoltando con attenzione la Teoria del Piano Zero si rivela come una riflessione acuta sul nostro tempo e sulla voglia e la necessità di ripartire, di ricostruire dove inevitabilmente arriva la distruzione. Non tutto brilla ma il disco fotografa un gruppo alle prese con la preziosa maturità.
Osvaldo Piliego
Osvaldo Piliego



