Dei gruppi albionici di ultima generazione e chiaramente di maggior successo (mediatico), il trio dei Klaxons doveva ancora arrivare al varco, dopo il mesto destino toccato ai Bloc Party, giusto per fare qualche nome, e la grande prova di creatività messa a tavola da Jack Barnett e i suoi These New Puritans. Il passaggio alla Polydor e relativi cambi di produzione -scartato anche James Ford, Simiam Mobile Disco, fino ad ingaggiare Ross Robinson - hanno fatto pensare ai più che i ragazzi non avessero tra le mani qualcosa di convincente, che fossero con poche idee, disperati. Musicalmente parlando, il taglio dei nuovi pezzi è davvero alienato rispetto al primo disco, alcuni sembrano un po' sospesi nel vuoto , senza forma (Twin flames , The same space), altri richiamano il passato in maniera più o meno convincente (Valley of the Calm Trees) ed infine rimane la vena più riconoscibile dei Klaxons. Echoes e Venusia sono infatti i singoli scelti per promuovere il disco, non poteva essere altrimenti, anche se stavolta il trio sembra abbia voluto un po' fregarsene delle aspettative di critica e fans, in favore di canzoni più stralunate del solito.Apprezzabili.
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