Non è cosa semplice approcciarsi a Last of the country gentlemen; vi è il timore di fare un passo falso, di non cogliere appieno l'universo racchiuso in queste 7 tracce, tanta è la magnificenza dell'opera. E come spesso accade il segreto risiede nella semplicità, perchè vi sono cose che non hanno bisogno di orpelli per risplendere. E infatti è tutta qui l'anima del disco: in queste canzoni "povere", registrate in due giorni, in uno studio amatoriale; una chitarra, la voce e il violino di Warren Ellis dei Dirty Three. I vagheggi di questi ultimi aleggiano discreti a fare da contrappunto alle canzoni di Pearson, ma è la sua personalità a far da padrona assoluta. Quando credi che Will Holdam sia l'ultimo dei baluardi di una cultura, una figura difficile da eguagliare, ecco che si affaccia timido questo ragazzo texano che regala un nome e un volto all'eredità country. Pearson aveva già militato nei Lift to Experience, band che già vantava un peso specifico non indifferente, ma qui si è andati oltre. Lo scarto del Pearson solista è notevole e i suoi accordi hanno il sapore classico di un mondo antico ma ancora vivido, di storie raccontate attorno a un fuoco, di frasi sussurrate con lo sguardo rapito dall'orizzonte. Ci sono molte parole nelle canzoni di questo "gentiluomo", un flusso continuo, un raccontare inesauribile. Sono piccoli soliloqui, i pezzi di quest'album, un monologo che l'autore fa con se stesso, vicino per spirito, all'Admiral fell promises di Mark Kozelek; ma in questa occasione la capacità di scrittura è superiore. E quando arrivano le note di Woman, When I've Raised Hell...hai solo voglia di abbandonarti all'ascolto, steso su un letto a guardare il soffitto o girare in macchina senza meta fumando una sigaretta dopo l'altra. E accorgersi che sono sempre troppo corte.
Gianpiero Chionna
Gianpiero Chionna



