
Non è male fare un disco con i soldini di tutti coloro che ti seguono dagli inizi, ti incitano e cantano le tue canzoncine ai tuoi concerti. Non lo è nemmeno se per farlo fai un salto nella norvegese Bergen, respiri l'aria a pieni polmoni, ed alla fine del disco decidi di mettere una cover di Corona, musa dance anni ‘90. Tutto molto bello. Peccato che gli Otaghi abbiano forse un po' troppo strizzato l'occhiolino ai fans vecchi e nuovi (Una vita col riporto, Holiday, Bar del Corso...), forse consci che sarebbe bastato fare il compitino per lasciare tutti a bocca aperta. Dopo il fruttivendolo Amato (vecchia hit), i quattro menestrelli (che hanno cambiato batterista e lanciato il Pernazza in tv da Chiambretti) si ripresentano con Marco Corre, Figli degli Hamburger e Patrizia, e mettiamoci pure la cover amarcord e qualche altro passaggio che strappa il sorrisetto. Parlare degli Otaghi come gli astri nascenti del pop nostrano è un po' troppo, per ora godiamoci la loro simpatia e la voglia di spassarsela un po', beati loro.
Al Miglietta
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